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La detrazione IVA dal 2018

Con  l’approvazione  definitiva  della  Legge  di  bilancio  per  il  2018  è  sfumata  la  possibilità  di  correggere  le  attuali regole della detrazione dell’Iva assolta sulle fatture di acquisto dal 2017.

Come noto, infatti, la norma ora prevede che la suddetta detrazione debba essere esercitata, al più tardi, nella dichiarazione  Iva  dell’anno  in  cui  la  stessa  imposta  si  è  resa  esigibile.  Ciò  significa,  dunque,  che  una  fattura  di acquisto datata 2017 impone l’esercizio della detrazione entro e non oltre il 30 aprile 2018, data di scadenza della  presentazione della dichiarazione annuale Iva per il 2017.
Inoltre, i soggetti che decidessero di anticipare la presentazione del modello a partire dal mese di febbraio 2018 (ad esempio, in quanto intendono richiedere il rimborso), dovranno inserire l’Iva degli acquisti nel quadro VF della dichiarazione entro quella stessa data.

Ciò determina evidenti  complicazioni di ordine pratico per la gestione delle fatture datate 2017 giunte nel 2018 dopo la chiusura delle liquidazioni, che vanno superate decidendo quali regole di comportamento assumere.

Una prima soluzione “rigida”

Per chi volesse osservare in modo scrupoloso il dettato dell’articolo 19, D.P.R. Iva si renderà necessario:

  1. annotare le fatture datate 2017 sul libro Iva acquisti del 2018
  2. non far concorrere l’Iva in detrazione nella liquidazione del 2018, probabilmente grazie a degli automatismi che dovranno essere approntati dalle case di software;
  3. ricomprendere la suddetta Iva nel quadro VF della dichiarazione annuale del 2017, in modo che sia rispettato l’onere della detrazione nell’anno in cui si è verificata l’esigibilità.

Si noti che in questo modo:

  • la  dichiarazione  Iva  chiuderà  sovente  con  una  posizione  di  credito,  per  effetto  dell’aggiunta  dell’Iva  in detrazione relativa alle fatture pervenute nel 2018;
  • le fatture 2017 giunte dopo la presentazione della dichiarazione al 30 aprile 2018 non consentiranno di operare la detrazione (in linea di principio, va anche rammentato che, ove non si sia ricevuta una fattura relativa al 2017 entro il termine di 4 mesi dalla data di effettuazione dell’operazione, va attivata la procedura della c.d. autofattura denuncia, con segnalazione all’Agenzia delle entrate);
  • la comunicazione dei dati delle fatture 2017 (c.d. spesometro) non comprenderà le fatture emesse dai fornitori nel 2017, ma annotate dal destinatario nel 2018;
  • la comunicazione delle liquidazioni periodiche relative al 4° trimestre 2017, da effettuarsi entro il 28 febbraio 2018, non comprenderà tale imposta a credito, in quanto la medesima emerge solo dalla liquidazione annuale.

Una soluzione più “elastica”

È stato ipotizzato, in dottrina, che la soluzione prima suggerita possa essere ritenuta eccessivamente onerosa, in termini di adempimenti, per il contribuente e, come tale, sia da ritenersi in contrasto con le regole generali che governano  l’Iva  negli  Stati  Membri  della  UE  (non  sarebbe,  cioè,  ammesso,  che  il  diritto  alla  detrazione  sia  solo figurativo  e  non  effettivo,  e  ciò  accadrebbe  anche  nel  caso  in  cui  l’esercizio  dello  stesso  comporti  eccessive
limitazioni, anche di natura temporale).

Ipotizzando di condividere tale assunto, in merito al quale è ancora pendente una denuncia agli organi comunitari, si potrebbe aggirare l’ostacolo ritenendo che il diritto alla detrazione possa considerarsi effettivo solo nel momento in cui il destinatario della fattura riceva materialmente il documento, così da poterlo annotare sui propri registri.

Così, la regola generale dell’articolo 19 (si ripete, superando la letteralità), andrebbe interpretata nel senso che il termine ultimo per l’esercizio del diritto coinciderebbe con quello di presentazione della dichiarazione Iva dell’anno in cui si è ricevuta la fattura (che, in sintesi, coinciderebbe sempre con il 2018 per le operazioni da certificarsi nel 2017).

Così, dunque, il comportamento da seguire sarebbe il seguente:

  1. si riceve nel 2018 una fattura datata 2017;
  2. si annota sul libro acquisti del 2018, esercitando la detrazione nel mese o nel trimestre di riferimento;
  3. si riepilogherà la detrazione nella dichiarazione annuale Iva dell’anno 2018;
  4. le operazioni suddette confluiranno nello spesometro del 2018, anno di annotazione a libro Iva;
  5. l’Iva verrà riepilogata nelle liquidazioni periodiche del 2018.

Conclusioni

Mancando,  a  oggi,  una  pronuncia  ufficiale  di  prassi,  abbiamo  esposto  le  due  tesi  che  sono  state  ventilate  in dottrina.

Va al riguardo rammentato che solo la prima risulta essere totalmente conforme al dettato della norma e, come tale, può assicurare l’assenza di contestazioni. Ovviamente,  risulta  evidente  come  la  medesima  tesi  sia  anche  quella  che  impone  le  maggiori  complicazioni  di ordine pratico – operativo.

Per il momento, dunque, non possiamo che rinnovare ai sigg.ri Clienti la necessità di verificare con attenzione la mancata  ricezione  dei  documenti  Iva  relativi  alle  operazioni  di  fine  anno,  sollecitando  la  controparte  affinché ottemperi tempestivamente agli obblighi imposti dalla norma.

Preferiamo,  in  questa  sede,  non  anticipare  le  conseguenze  che  si  potrebbero  verificare  ove  non  si  riuscisse  ad adempiere secondo le indicazioni della prima modalità sopra esposta, in merito a eventuali problemi di integrazione della  dichiarazione,  ovvero  di  istanza  di  rimborso  dell’imposta  non  detratta  nei  termini  (quindi  per  le  fatture annotate dopo il 30-04).

Anche su tale aspetto, infatti, conviene attendere le indicazioni ufficiali di prassi, evitando di esporsi inutilmente a possibili danni economici che potrebbero derivare dall’assunzione di comportamenti che fossero poi giudicati non conformi alle norme del D.P.R. 633/1972.

È stata informalmente annunciata una circolare di prossima emanazione; quindi, lo Studio vi terrà tempestivamente aggiornati sulle evoluzioni in merito alla specifica questione.

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